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Dipendenza da Sesso e Cybersesso

La dipendenza sessuale – in inglese sex addiction, definita in tempi attuali e passati anche con termini quali “compulsività sessuale”, “impulsività sessuale”, “ninfomania” o “ipersessualità”, è un fenomeno ancora non riconosciuto dai sistemi nosografici ufficiali. Questa condizione, data la sua massiva diffusione con l’utilizzo di Internet, sta però ricevendo un interesse crescente in ambito psichiatrico, tanto che l’American Psychiatric Association sta valutando l’ipotesi di inserirla nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – DSM-5, di prossima pubblicazione, come Hypersexual Disorder – disturbo da ipersessualità.

La dipendenza sessuale può essere considerata una relazione patologica con il sesso, attraverso la quale la persona si rifugia nella ricerca di un piacere fisico che possa alleviare ansia e stress, permettergli di fuggire da sentimenti dolorosi o negativi (in primis, il sentimento della vergogna e convinzioni di base disfunzionali) e dalle relazioni intime – anche con se stessa, che non è in grado di gestire, per accedere, invece, ad una realtà illusoria in cui sperimenta un senso di connessione interpersonale, un valore personale, e una sensazione di piacere e di apparente controllo dei propri comportamenti, delle difficoltà incontrate e, di conseguenza, della vita stessa. Questa relazione patologica diviene il bisogno fondamentale a seguito del quale tutto il resto viene sacrificato: lavoro, famiglia, amici, hobbies, e, persino, le relazioni intime – le persone con le quali si hanno rapporti divengono, infatti, secondarie rispetto alla propria soddisfazione sessuale.

Il comportamento sessuale di un addicted diventa, infatti, parte di un ciclo di pensieri, sentimenti e azioni che non sono più controllabili dal soggetto stesso. Il craving – l’intenso desiderio dell’attività, della persona o della sostanza dalla quale l’individuo dipende, il pensiero ossessivo del sesso, la ricerca reiterata e ricorsiva di comportamenti sessuali nonostante le conseguenze negative che si manifestano nella propria vita, e il fallimento nel tentativo di controllare i propri comportamenti sessuali divengono, così, delle componenti fondamentali dell’esperienza sessuale.

I dati sulla prevalenza della dipendenza sessuale nella popolazione generale sono scarsi e difficili da rilevare. Sul territorio italiano sono state condotte alcune indagini* dal CeDiS (1) e dall’AIRS (2) nel 2003 e 2004 – quindi ormai un po’ “datate”, le quali hanno segnalato dati interessanti:

  1. La dipendenza sessuale colpisce il 3% delle donne e il 6% degli uomini (N=240), di età compresa tra i 35 e i 40 anni; nel 40% dei casi si tratta di persone sposate, nel 33% di single, nel 22% di divorziati e nel 5% di separati; il 64% si dichiara eterosessuale, il 18% omosessuale, l’11% bisessuale e l’8% insicuro della propria preferenza sessuale.
  2. Lo studio preliminare dell’AIRS stima una prevalenza del 5,75% (N=191), di cui il 3,1%  sono donne e l‘8,5% uomini. Il successivo ampliamento del campione (N=1054) ha sostanzialmente confermato i risultati precedenti, con una prevalenza del 5,8% – 2% donne e 10,3% uomini.

Il cybersesso

Il sesso e la sessualità sono tra gli aspetti della vita quotidiana che, a seguito della diffusione di Internet, stanno subendo i cambiamenti più radicali. Il sesso è l’ambito più frequentemente ricercato in rete e il cybersesso una delle attività più comuni. La maggior parte degli internauti lo utilizza a scopo ricreativo, ma per una porzione significativa di essi, sembra essere l’espressione di un disturbo da dipendenza sessuale, che attraverso Internet trova un nuovo sfogo e una rapida progressione – spesso con la conseguente alterazione dei pattern di eccitazione. Una serie di ricerche stima che da 80.000 a 100.000 persone praticano oggi, in Italia, attività sessuali tecnomediate – sesso online, cybersesso, sesso virtuale, come modalità esclusiva di esperienza sessuale.

Il sesso tramite la rete è largamente e immediatamente accessibile, economico – se non gratuito, disponibile nella privacy della propria casa, consumato nell’anonimato e senza il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. L’interattività permessa dalle apparecchiature audio e video, che in misura variabile caratterizza molte di queste esperienze, contribuisce, inoltre, a creare un’apparente relazione, a fantasmatizzare un oggetto erotico, un partner virtuale, sia che questo si trovi in chat, sia che si tratti di un/a giovane davanti a una webcam, sia che si tratti, ancora, di un vero e proprio sito a luci rosse che consente di sentirsi, comunque, non del tutto passivi rispetto all’esperienza.

Nonostante la maggior parte dei dipendenti cybersessuali dichiari di non avere gravi danni nella propria vita, le conseguenze negative dei comportamenti sessuali online vissuti in maniera dipendente si ritrovano, solitamente, all’interno della relazione di coppia e/o con i figli: il tempo reale speso in attività sessuali con il partner è, infatti, normalmente diminuito; il desiderio sessuale verso il partner talvolta esaurito; e, in generale, un’enorme quantità di tempo viene sottratta ad ambiti precedentemente considerati importanti quali lavoro, partner e famiglia.

Dati interessanti relativi al cybersesso vengono da Internet Filter Review, secondo cui l’età media alla quale, negli Stati Uniti, i bambini sono esposti a delle immagini pornografiche su Internet è di 11 anni e la fascia di età delle persone che utilizzano maggiormente pornografia online è tra i 12 e i 17 anni. Il numero dei siti Internet di tipo pornografico è di circa 4,2 milioni per un totale di 372 milioni di pagine. I siti che offrono pornografia con minori sarebbero circa 100.000.

Comorbilità e differenze importanti

Diversi studi hanno rivelato una comorbilità tra dipendenza sessuale e disturbi dell’umore (in particolare la depressione maggiore) – alcune ricerche hanno mostrato una relazione paradossale tra umore negativo e sessualità in alcuni individui, con aumento dell’interesse sessuale in correlazione all’aumento dell’umore negativo; disturbi d’ansia quali il disturbo d’ansia generalizzata, il disturbo post-traumatico da stress e la fobia sociale; disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività; disturbi di personalità appartenenti ai clusters B e C; e altre forme di dipendenza (alcool, droghe, gioco d’azzardo patologico, shopping compulsivo).

Un’attenzione particolare va riservata alla diagnosi differenziale tra dipendenza sessuale e altre patologie quali parafilie, disturbo bipolare, disturbo ossessivo-compulsivo, e dipendenza affettiva.

  • Parafilie: esse rappresentano uno dei disturbi più frequentemente riscontrati in concomitanza alla sex addiction; si differenziano, però, per l’assenza di elementi specifici quali la perdita di controllo e l’incapacità di ridurre il comportamento sessuale.
  • Disturbo bipolare: può essere anch’esso caratterizzato da eccessi sessuali durante la fase maniacale; eccessi che, però, non si riscontrano nella fase depressiva e in assenza di alterazioni primarie del tono dell’umore.
  • Disturbo ossessivo-compulsivo: il contenuto delle ossessioni e compulsioni a sfondo sessuale che si ritrovano in questo disturbo consiste più nel timore di cedere ad impulsi sessuali o nell’idea di essere “pervertiti”, che in fantasie sessuali vere e proprie. Esse, inoltre, non provocano né piacere né tantomeno eccitazione, ma senso di colpa e/o di vergogna.
  • Dipendenza affettiva: i due quadri psicopatologici condividono il coinvolgimento in relazioni interpersonali, la paura del rifiuto del partner e una difficoltà nella gestione dell’aggressività; tuttavia, il dipendente relazionale si contraddistingue per comportamenti sottomessi e adesivi, il dipendente da sesso, invece, attua un disinvestimento affettivo e un marcato controllo.

*Lambiase E. “Quando il sesso diventa patologico. Definizione e classificazione diagnostica della dipendenza sessuale”, Relazione all’VIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Psicopatologia, Roma, 2 Marzo 2003

Avenia F., Pistuddi A., Titta M., Catucci P. “Sex Addiction Inventory: un questionario per la rilevazione della dipendenza da sesso”, Mission 2003, 8: 36-37

AIRS Associazione Italiana per la Ricerca in Sessuologia “Presentazione dei risultati preliminari di una ricerca sulla Dipendenza Sessuale”, 2004 [www.airsonline.org, 2008]

 

Riferimenti bibliografici

APA DSM-5 http://www.dsm5.org/ProposedRevisions/Pages/proposedrevision.aspx?rid=415 Consultato il 27 Febbraio 2012

Bancroft J., Vukadinovic Z. (2004) Sexual Addiction, Sexual Compulsivity, Sexual Impulsivity, or What? Toward a Theoretical Model, The Journal of Sex Research, 41(3): 225-234

Duarte Garcia F., Thibaut F. (2010) Sexual Addictions, The American Journal of Drug and Alcohol Abuse, 36: 254-260

Griffiths M. (2001) Sex on the Internet: Observations and Implications for Internet Sex Addiction, The Journal of Sex Research, 38(4): 333-342

Internet Filter Review. Consultabile online: http://internet-filter-review.toptenreviews.com/internet-pornography-statistics-overview.html

Sideli L., Barrale L. (2008) La sex addiction, Noos, 45(2): 147-158

 

Shame, 2011, di Steve McQueen – Un film che mostra in maniera nuda (nel vero senso della parola) e cruda la povertà emotiva e la difficoltà di un sex addicted di successo ad entrare in contatto con se stesso e la relazione con una sorella borderline.

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