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Sostanze legali e illegali

Considerati il rapido evolversi e l’estrema eterogeneità delle sostanze psicoattive, non è possibile formulare una classificazione generale universalmente riconosciuta; tuttavia, esse posso essere raggruppate in quattro categorie, sulla base degli effetti farmacologici che si riflettono sul Sistema Nervoso Centrale (SNC).

  • Depressori – sostanze che deprimono il SNC: ad esempio, alcool, barbiturici, ipnosedativi, benzodiazepine e solventi. Se assunte a piccole dosi, sono utili nel ridurre gli stati d’ansia e di tensione, al fine di indurre sensazioni di benessere, rilassamento e lieve euforia. Dosi più elevate possono avere effetti diversi, a seconda della sostanza. L’alcool, ad esempio, diminuisce le inibizioni, il senso critico, l’autocontrollo, aumenta gli stati di irritabilità e i comportamenti aggressivi; i barbiturici e le benzodiazepine accentuano i loro effetti sedativi. L’assunzione ripetuta di dosi elevate di tutta questa categoria di sostanze determina fenomeni di tolleranza e può sfociare nella dipendenza fisica.
  • Narcotici – sostanze che riducono il dolore: oppioidi naturali e di sintesi quali, ad esempio, oppio, eroina, morfina, codeina e metadone. Oltre a ridurre gli stati di ansia e angoscia, questa classe di sostanze riduce la sensibilità e le reazioni emotive al dolore, e interferisce in modo limitato con il funzionamento fisico e mentale. Dosi elevate provocano sedazione, stupore, sonno, fino alla perdita di coscienza. Gli effetti aumentano nel caso più oppioidi siano assunti contemporaneamente o congiuntamente a sostanze depressorie. Anche in questo caso, si riscontrano tolleranza e dipendenza fisica.
  • Stimolanti – sostanze che stimolano il SNC: ad esempio, amfetamine, metamfetamine, cocaina, antidepressivi, caffeina, nicotina e mefedrone. Esse aumentano la vigilanza, diminuiscono la sensazione di fame e di fatica, incrementando, quindi, la capacità di svolgere compiti fisici e intellettuali prolungati. A livello fisico, accelerano il battito cardiaco, aumentano la pressione sanguigna, i livelli di zuccheri nel sangue e la dilatazione delle pupille. Bassi dosaggi favoriscono stati di eccitazione, euforia e sensazioni di aumentata energia; dosaggi più elevati si associano, invece, a comportamenti aggressivi, violenti e disforici (questo non vale per tabacco e caffeina). L’uso prolungato di questo tipo di sostanze genera tolleranza e dipendenza, non fisica (ad eccezione della nicotina), ma psicologica.
  • Allucinogeni – droghe che alterano la funzione percettiva: ad esempio, LSD, ecstasy, MDMA, mescalina, psicocibina e cannabis. Queste sostanze alterano il pensiero, incrementano e modificano le esperienze sensoriali (con illusioni e allucinazioni) e favoriscono stati di euforia (ma anche, talvolta, ansia e panico). Mentre l’uso della cannabis induce soprattutto rilassamento, sonnolenza, loquacità e propensione alla risata, l’LSD favorisce fenomeni allucinatori. A seguito dell’assunzione di dosi elevate si possono presentare episodi di confusione mentale, disorientamento, agitazione, panico e allucinazioni molto accentuate.

Chi non lo ricorda? – da Trainspotting, 1996 


Droghe legali e droghe illegali

A questa classificazione si aggiunge la netta separazione tra droghe legali e illegali, differente a seconda delle legislazioni dei vari paesi sul territorio mondiale e utilizzata principalmente per regolamentare le condotte di consumo ritenute ammissibili.

In base ad essa, vi sono, quindi, sostanze illegali di cui è assolutamente vietato l’uso, la produzione, il commercio ed il possesso (ad esempio, eroina e cocaina); altre, legali poste sotto controllo, la cui produzione, commercio e utilizzo sono soggetti a controllo e limitati all’uso medico (ad esempio, psicofarmaci e oppiacei di sintesi); altre ancora, legali, non soggette ad alcuna forma di controllo (ad esempio, alcool e tabacco). Questo tipo di classificazione, sicuramente utile in ambito di ricerca e nella predisposizione di strategie di prevenzione e trattamento, ha contribuito a consolidare nell’opinione comune l’idea che le droghe illegali siano “cattive”, “pericolose” e causa di “dipendenza”, mentre quelle legali siano più “buone” e “sicure”, con il risultato di una diffusa e massiccia sottovalutazione dei rischi – si pensi, ad esempio, all’elevato numero di incidenti stradali che avvengono a seguito dell’abuso di alcool e/o di psicofarmaci, e della loro potenziale dannosità.

La situazione italiana

La diffusione del consumo di droghe illecite in Italia è un fenomeno che si è sviluppato soprattutto a partire dal dopoguerra, assumendo nel corso del tempo caratteristiche e forme di espressione diverse. Negli anni ’80 e ’90 è nata e si è consolidata, così come in molti altri paesi europei, l’epidemia di eroina, in anni più recenti quella di cocaina, per poi passare all’ecstasy e alle nuove smart drugs.

Secondo le stime disponibili, nel 2009, 3 milioni di italiani hanno consumato regolarmente sostanze stupefacenti, mentre mezzo milione erano “consumatori problematici”, ossia consumatori abituali di cocaina, oppiacei o amfetamine con una lunga storia di uso alle spalle. Inoltre, studi sulla popolazione generale indicano un aumento nell’uso di cannabis e cocaina dal 2000 al 2008 rispetto all’ultimo anno di indagine e all’uso lifetime. In particolare, per quanto concerne i giovani adulti (15-34 anni), la prevalenza lifetime di cannabis è 37,5% e di cocaina 7,6%. A queste stime si affianca, oggi, l’attenzione sulla notevole e rapida diffusione delle nuove sostanze psicoattive fra i giovani, oltre che sul sempre più consistente abuso di alcool. Nel 2010, i dati raccolti tramite uno studio sulla popolazione studentesca italiana suggeriscono un trend di polydrug use – ovvero l’assunzione congiunta di più sostanze, molto marcato nel corso degli ultimi 12 mesi, in cui spiccano l’uso di alcool e tabacco e l’utilizzo concomitante di cannabis e cocaina e/o eroina.

È necessario sottolineare, tuttavia, che alla stima della diffusione del consumo di droga spesso manca il fondamento di valutazioni quantitative affidabili: essa è, infatti, resa difficile dalla difficoltà di definizione dei “confini” (ad esempio, fra uso e abuso), dal ricorso dei consumatori a differenti sostanze psicotrope, legali e illegali, dall’aumento del consumo senza prescrizione dei farmaci anche da parte di giovanissimi, e dal sempre più diffuso e già citato polydrug use.

Considerazioni riguardo l’utilizzo al di là dei numeri

La facilità con cui l’assunzione di una sostanza psicoattiva consente di soddisfare determinati bisogni o di raggiungere certi obiettivi permette all’individuo di fuggire o evitare le difficoltà derivate dall’affrontare i problemi, dal riflettere e interpretare le esperienze che via via compie, dal confrontarsi con i sentimenti di disagio e inadeguatezza che talvolta affiorano, etc. Assumere una qualsiasi droga è, quindi, un atto sociale concreto, che ha dei significati per chi lo attua e che risponde a bisogni estremamente diversificati; va perciò studiato in stretto rapporto con l’appartenenza di genere e con la storia personale di ogni individuo, con la fase di vita in cui si verifica, in relazione al contesto in cui si attua e alla cultura in cui si inserisce.

 

Riferimenti bibliografici

EMCDDA (2011) Country overview: Italy – Page last updated: Tuesday, 15 November 2011. Consultabile online: http://www.emcdda.europa.eu/publications/country-overviews/it

Mascioli F., Ventura E., Fabi F., Esposito N., Di Censi L., Ricci R., et al. (2011) Il mercato delle droghe: dimensione, protagonisti, politiche (G.M. Rey, C. Rossi, & A. Zuliani, a cura di), Venezia: Marsilio Editori

Ravenna M. (1997) Psicologia delle tossicodipendenze, Milano: Il Mulino

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